Leopardi può essere considerato l'immaginoso filosofo dell'Ottocento italiano. Il saggio di Perriera - attraverso, in particolare e pur non trascurando le rime e le altre opere, lo Zibaldone, i Pensieri e la Palinodia al marchese Gino Capponi - traccia l'itinerario e la profondità del suo pensiro in otto capitoli. Racchiusi tra un'introduzione e una onclusione, sei capitoli sono dedicati ai seguenti temi: il bello, l'età fanciulla, la religione, il nulla, l'indefinito, l'ultrafilosofia. Riconosciuta la cogenza del nulla, che inghiotte tutte le aspirazioni degli umani, Leopardi non acede né al nichilismo né alla noluntas di Schopenhauer. Dell'irrinunciabile diritto al possibile e di una ragione che non uccida il desiderio, il poeta e filosofo ha saputo essere il malinconico cantore e chiosatore. Del perturbante rintocco del nulla, gli umani possono, infatti, fare il trampolino di lancio per un generoso slancio vitale. Possono farlo in nome della memoria dello loro aspirazioni, che, benché spesso tradite, portano con sé l'eco delle promesse di una vita più intensa. L'interpretazione di due attori, Elena Pistillo e Giulio Giallombardo, e le chiose di Salvatore Ferlita critico letterario e professore alla Kore di Enna e dell'autore, il pomeriggio dell'1 febbraio, saranno la guida ad una interpretazione del poeta che tra Riordanze ed Infinito non ha mai smesso di opporsi ad una deriva opportunistica e immiserita dell'esistenza



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